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Press/reviews
![]() ![]() ![]() ![]() Stars are crashing (in my backyard) Midfinger Records, January 2008 UNCUT di Chris Roberts Italian five-piece deliver on their lofty ambitions Many bands claim to be influenced by Bowie and Roxy Music. Few however both a) get it right and b) create from those baroque sources something novel rather than nostalgic and startling rather than familiar. This high romanticism echoes Stranded-era Roxy (that outfit's most under-appreciated phase) and Bowie's troubadour periods, but in cultural translation much is gained not lost. Gianluca Maria Sorace sings with a sea-tossed swoon that would shame Billy McKenzie ("No Wings Inside" is epic in both design and accomplishment), and in the ravishing strings and brass there are traces of Tindersticks or Calexico. (4stars/5) BIGTAKEOVER di Mike Pearlstein Hollowblue is the project of honey-voiced Itlalian singer, Gianluca Maria Sorace (who I was lucky to discover through his earlier EP with the UK's under-rated Anthony Reynolds ). Opener 'First Avenue' features a spoken word intro by (novelist / poet) Dan Fante, and then quickly morphs into a memorable, punchy pop song (involving dragging dirty laundry and socks down the street). Sorace's accent (which comes off a bit quirky, at first,) soon becomes comfortable, like an old t-shirt, adding real weight and compassion to these songs of life and love. A guest turn by Lara Martelli (on 'We Fall') is a serious highlight, as is 'Lovestars', and the cryptically-titled: 'Jodie Foster'. The thing with Sorace; you can really feel the urgency and passion in his vocal delivery. Hey, how often do you get to hear quality, Italian-made pop? ...I'm saying, bro! INSIDE ART di Simone Cosimi Un disco di una maturità impressionante. Fuligginoso come solo Nick Cave se fosse arrangiato dai Calexico e non disdegnasse delle raffinate aperture jazzy. L’estro dell’ombroso Gianluca Maria Sorace guida un talentuoso quintetto verso un noir folk-pop che si schiude quando meno te lo aspetti (“Tiger”) e costruisce ballad strazianti, fra qualche eco dal Duca bianco e una genuina ispirazione. Con il contributo del figlio d’arte Dan Fante. Da ascoltare la sera, tornati dal lavoro (se ne avete uno). Per disperarvi con stile. ROLLINGSTONE di Giuseppe Fabris Download: This summer, Tiger, Stars are crashing in Mexico Se dovessimo scegliere gli hollowblue come compagni di viaggio ci troveremmo, nell'arco di poche canzoni, a coprire lo spazio che si frappone tra Livorno e L'Inghilterra, per poi proseguire spediti verso i deserti americani. Il debutto della giovane creatura di Gianluca Maria Sorace passa con agilità dalle ballate polverose alla Calexico (This summer), al pop made in Albione (Tiger) unendo il tutto con melodie affascinanti e la voce di tenebra del leader. Ma non pensiate a un debutto troppo legato ai riferimenti musicali: Stars are crashing (in my backyard) è ricco di grandi canzoni scritte con maturità e, in First Avenue, vanta persino la partecipazione dello scrittore Dan Fante. (4stars/5) BUSCADERO CI hanno messo tre anni gli Hollowblue a dare un seguito al loro disco di esordio ma finalmente eccolo qui. Stars are crashing (in my backyard) (Midfinger/Audioglobe) è un disco che riconferma in pieno l'abilità a tessere canzoni pop-rock baciate da arrangiamenti intelligenti e ben orchestrati e dal potere evocativo non indifferente. Gianluca Maria Sorace è un songwriter di razza e sarebbe davvero un peccato se queste canzoni rimanessero ad appannaggio dei soliti quattro gatti, specie se ne consideriamo il potenziale commerciale; infatti, oltre ad essere uno specialista nelle ballate introspettive e romantiche, tranquillamente degne di giocarsela con quelle di band quali Tindersticks o Devics, qui c'è anche qualche numero pop (First Avenue, Tiger, ad esempio) che non scherza affatto. Curatissimo il suono e l'impalcatura strumentale che, oltre alla consueta strumentazione rock, aggiunge archi e violini, trombe e pianoforte, qualche loops e delle tastiere. Forse il cantato in italiano al posto dell'inglese, gli aprirebbe qualche porta in più, ma anche così sono una realtà da tenersi stretta (***1/2) ONDALTERNATIVA di Luigi Gaudio Tavolacci di legno polverosi. Finestre rotte e chiuse alla meno peggio per non lasciare entrare il sole. Maniche di camicia arrotolate. Pelle viva, scura e resa lucida dai colpi violenti dei raggi che ti aspettano fuori. Corpi sudati distesi in ambienti silenziosi, in attesa che fuori la notte possa permetterci di respirare. Questo, e tanto altro ancora, sono gli Hollowblue di “Stars are crashing”. Dodici tracce di cui non si può far altro che parlar bene. Dodici tracce in continua tensione, come se, da un momento all'altro, dovessero esplodere o, quantomeno, si dovesse venir aggrediti da qualche banda troppo affamata per rendersi conto che anche tu, in fondo, non hai nient'altro oltre a quello che hai addosso. Le canzoni del gruppo toscano sanno di fumo e polvere. Sanno di vite stentate e tirate fino all'ultimo secondo. Sanno di donne arrabbiate, capaci di andare per la loro strada senza eufemismi o forzature di correnti troppo poco convincenti per durare. I riferimenti ci sono e vanno dall'Australia e l'Inghilterra di Nick Cave alla California ed il Messico, irrimediabilmente fusi nei Calexico, ma non stiamo ascoltando certo una fotocopia. Il suono è un amalgama perfetto di fiati, archi, chitarre acustiche che di tanto in tanto si fanno più aggressive, voci delicate ma che sanno esprimere anche sofferenza sincera. Premere “play” con questo disco nel lettore è tuffarsi pienamente in quell'atmosfera decadente e romantica che è propria solo di alcuni luoghi del mondo...Messico su tutti. Lì dove la vita si può racchiudere in una battuta di saggezza popolare. Rock, folk, pop e soul sofferto sono il filo conduttore di questo viaggio. Un viaggio che già ai primi cinque brani, sono pronto a scommetterlo, potrà sciogliere anche i cuori più duri. E poi, ragazzi, questi vanno in tour (e non solo) con il figlio di John Fante! (****) KALPORZ di Davide Vèroli “Siamo qui, con qualcosa da dimenticare che io non capisco”. E’ sul pianoforte di “No wings inside” che un disco come questo trova la sua chiave di lettura: i ricordi che ti danzano attorno, una casa vuota all’ora del tramonto, l’eco di una voce che ti accarezza. Se fosse possibile un paragone pittorico per le canzoni di “Stars are crashing (in my backyard), il primo disco su lunga distanza dei livornesi Hollowblue, questo sarebbe Edward Hopper, le sue solitudini altere, i suoi silenzi carichi di attesa. Canzoni che vivono del timbro caldo di Gianluca Maria Sorace, di archi lacrimosi, di chitarre che si accendono all’improvviso, di amori per David Bowie (“Laughing in tears”) e di voci che si corteggiano su un pianoforte (la meravigliosa “We fall”, cantata assieme alla sempre più seducente Lara Martelli), di suggestioni desertiche come di piccole, preziose miniature alla Divine Comedy (“Hollowblue”). E’ un disco profondamente malinconico, “Stars are crashing (in my backyard)”, ma non triste. E’ teso, ma mai violento. E la sua luce è offuscata solo da un paio di lungaggini di troppo, ma nei suoi 52 minuti non è raro rimanere a bocca aperta: accade nell’attacco di “First avenue” (dove la batteria pulsa, mentre violoncello, tromba e contrabbasso lanciano piccole scintille dissonanti sotto la voce di Dan Fante, prima di dissolversi in un brano da Calexico melodrammatici), o nella melodia imbronciata di “He comes for you”, o ancora nel crescendo di archi di “Jodie Foster”. C’è una raffinatezza fin troppo rara, in questo disco fatto di dettagli cesellati e di calore avvolgente, ed è un peccato se qualcuno, distratto da luci più colorate, si perderà lo spettacolo di queste stelle che cadono nel giardino… FREAKOUT di Mauro Pietra Un intro recitato da un translucido Dan Fante (scrittore, come suo padre John) è l’apertura del disco con First Avenue, song dal sapore agrodolce e dal temperamento settembrino. This Summer a seguire, un inno malinconico, una voce triste perduta sulla strada di una brillante estate. In We fall, terza traccia del disco, fa la sua comparsa Lara Martelli (l’asso nella manica della Midfinger) a duettare con Gianluca Maria Sorace (cuore del progetto, già ideatore di una tribute compilation dedicata a David Bowie prodotta dalla stessa Midfinger) in una andante ballad spazzolata che viaggia sugli accordi di piano e sui tappeti melodici del violino di Sarah Crespi. Una buona pausa ad annunciare Tiger, il momento vincente dell’album, credo, con un ritornello che potrei ascoltare in loop. Nel frattempo i muscoli si rilassano, la palpebra cala e cado addormentato come sotto effetto del più potente soporifero, e mi risveglio improvvisamente in Messico sulle note di Stars are crashing in Mexico, una buona canzone ben arrangiata che fa riprendere corpo al disco. Il quintetto toscano tiene bene il “dramma” del secondo album e si riaffaccia all’orizzonte con un disco maturo e stra-meditato, un lavoro che aspira a sconfinare, un timbro nitido che farà parlare di se. RUMORE di Sara Poma Se un disco potesse essere valutato in gradazione alcolica anzichè su scala numerica, Stars are crashing (in my backyard) degli Hollowblue meriterebbe il massimo dei voti. Non che il gruppo in questione sia composto da accaniti bevitori (anche se il singolo del precedente album era intitolato curiosamente Io bevo), tuttavia le canzoni del loro nuovo album evocano splendidamente la decadente insolenza della sbornia triste, malinconica o liberatoria che sia. L'incedere incalzante di First Avenue, con lo speech di Dan Fante, figlio scrittore dell'immenso John, è un colpo al cerchio dei Calexico e uno alla botte dei Devotchka. Man mano che si procede le sensazioni diventano ancora più scure e sbilenche (Tiger, He comes for you o jodie Foster), rivelando un obliquo gusto per il pop, con la melodia innaffiata e nascosta dall'ebbrezza di cui sopra. E poi c'è il violoncello ad accendere il drama ogni volta che ce n'è bisogno. Cosa chiedere di più alla vita? Rispondere col nome di un ben noto amaro sarebbe in effetti troppo scontato, viste le circostanze. (7) VERSACRUM di Christian Dex E' senz'altro il lavoro della consacrazione questo secondo CD degli Hollowblue (ma primo vero "full length"), una delle band del panorama indie italiano di cui si parla di più al momento. Intanto i membri del gruppo hanno un curriculum di tutto rispetto, a partire da Gianluca Maria Sorace, vera "colonna portante" del progetto che era il cantante dei Tangomarziano, una formazione piuttosto nota in Toscana (e non solo). I lettori più affezionati di Ver Sacrum "rivista" potrebbero ricordarsi poi degli Esoteria e degli Under the Rose, due band dark/wave pisane in cui hanno rispettivamente militato Marco Calderisi (chitarra) e Federico Moi (batteria) degli Hollowblue. Per non parlare poi della schiera dei collaboratori che il gruppo ha scelto per questo disco, che include lo scrittore Dan Fante, Sarah Crespi, attualmente nei Kirlian Camera e per un certo periodo anche in formazione stabile con gli Hollowblue, e Lara Martelli, altro nome piuttosto noto della scena alternativa italica. Stars are crashing è davvero un lavoro pregevolissimo, una collezione di 12 episodi rock-indie di gusto spleen, malinconici e agrodolci anche nei momenti più marcatamente elettrici. All'ottima fattura dei brani si accompagnano degli arrangiamenti sapienti che, pur nella ricchezza dei suoni elaborati (oltre ai classici chitarre-basso-batteria ci sono violino, violoncello, pianoforte, tromba, etc.), non producono mai una sensazione di saturazione. Gli Hollowblue con le loro melodie estremamente dolci, la voce piena di pathos di Gianluca, il gusto per le ballate ("murder ballads" sarebbe meglio dire), sanno essere estremamente romantici senza essere stucchevoli: nei momenti giusti tirano poi fuori dei suoni di chitarra che "graffiano" nel modo giusto mentre l'impalcatura del suono è sostenuta da una base ritmica precisa e mai scontata. Gli interventi degli archi, soprattutto nei ritornelli dei pezzi, rafforzano ulteriormente l'architettura sonora della band con melodie di grande suggestione. Esemplare di questa descrizione è "Jodie Foster", non a caso uno degli episodi che preferisco del disco: più atipica invece è un'altra delle mie canzoni preferite dell'album, ovvero "Tiger" l'episodio più "nervoso" della collezione e che ha tutte le carte in regola per sfondare come hit. Il gruppo ha in programma nel mese di aprile una manciata di date nel centro-nord Italia per dei concerti/reading insieme a Dan Fante. Se gli Hollowblue passano dalle vostre parti non lasciateveli scappare. VITAMINIC di Enrico Amendola Devi ascoltarli con attenzione gli Hollowblue, non perché ci sia qualcosa di ostico nelle loro canzoni, ma piuttosto perché bisogna lasciarsi sedurre lentamente dall’eleganza che trasuda da ogni brano. Se sei intento a fare altro mentre il disco gira nel tuo lettore potresti perderti i piccoli dettagli che fanno di questa tela sonora un ricamo a tinte scure, un tessuto soffice da cui farsi avvolgere la sera accanto al camino. La band del livornese Gianluca Maria Sorace ci ricorda che in Italia non si fa soltanto del pop artigianale allo zucchero filato, ma si possono ampliare gli orizzonti con un respiro internazionale che spesso noi dimentichiamo. Quindi niente canzoni rinchiuse tra le quattro mura domestiche di una cameretta a bassa fedeltà, ecco venir fuori un noir-pop impreziosito da inserti di archi (soprattutto violino e viola), da una tromba malinconica e molte note di pianoforte. In questi solchi vive un suono ricco che non si fa barocchismo carico di sovraincisioni, si ergono degli arrangiamenti sinuosi che ricordano il Nick Cave più riflessivo o anche il Neil Hannon (Divine Comedy) solista. Ad arricchirne ulteriormente i contenuti contribuisce il testo e la voce di Dan Fante (figlio di John, proprio lui) nella traccia di apertura e la voce di Lara Martelli in We fall, brano condito da una alternanza di voci maschile-femminile. Una proposta assolutamente affascinante in cui è necessario sprofondare lentamente e con attenzione, anche perché il valore (morale) aggiunto è sapere che il progetto è tutto italiano. ROCKSOUND di Ilaria Ferri Il sound di Hollowblue è ricco, sfaccettato, richiama alla memoria sonorità tipicamente americane ma lo fa con personalità e gusto, senza scopiazzare e senza arrendersi a facili soluzioni. Se poi teniamo conto del fatto che nei crediti appaiono Dan Fante (figlio di John, che ha scritto un testo ad hoc per il gruppo) e Lara Martelli (che ha prestato la sua bellissima voce), non ci sono scuse per rimandare l'acquisto del CD. (8) ROCKERILLA di Matteo Chamey Toscani, ti lasciano in bocca quel sapore tipico del Montepulciano, asciutto, equilibrato e persistente, dal profumo intenso, etereo e caratteristico (Wikipedia docet). Complimenti all'ensemblement di Gianluca Maria Sorace, capace d ipoetizzarsi in malinconiche e rareffate ballads-pop, archi e piano al pallido plenilunio di una notte estiva stellata. Il basso, la chitarra e la batteria ricamano il tessuto pesante delle coperte sfatte di un letto vissuto, rompendone gli anfratti morbidi tra le pieghe di un destino da ricostruire. David Bowie vive tra queste note e Nick Cave soffia il vento delle stelle, le immagini di una storia riecheggiano nell'universo con la carica emotiva di un progetto nato per essere esportato, perchè l'italia non comprende più se stessa. Collaborazioni intense e interessanti con Dan Fante ("First Avenue"), figlio di John, scrittore di caratura mondiale, e con Lara Martelli in un magico duetto ("We fall"). Struggenti malinconie collinari ibridate da ballate di stampo americano. "This summer" brilla di luce propria, il lavoro orchestrale rianima lo spirito italiano, lo poetizza all'inverosimile, è questa la strada che dobbiamo intraprendere, anche i Baustelle ne sono consapevoli da tempo, in modo tale da scartare il marcio che emerge dalle classifiche nostrane. "Tiger" e "He comes for you" aggrediscono come un leopardo ammaliante. La beatlesiana "Hollowblue" e la rivelatrice "Stars are crashing in Mexico" strizzano l'occhio all'acustica dei Calexico. Capolavoro di "pittura" toscana. (8) BLOW UP di Bizarre Secondo album per gli Hollowblue, italiani che cantano in inglese. Le referenze più evidenti del quintetto sono nel rock malato dei grandi spazi americani, da qualche parte tra Giant Sand, Nick Cave e Tindersticks, complici gli arrangiamenti con trombe e archi in quantità. First Avenue, ottima canzone dallo spleen tex mex, vede la collaborazione di Dan Fante (figlio del mitico John); altrove si distinguono languide ballate come No wings inside o Laughing in tears, o peiche western in miniatura (Loverstars). Potrebbero essere gli eredi dei gloriosi Carnical of fools. (7) IL MUCCHIO di Federico Guglielmi Ricercati e raffinati, gli Hollowblue. Esteti del suono per i quali la forma è pero' al servizio della sostanza, che in questo primo album - a seguire l'apprezzato mini "What you left Behind " uscito nel 2004 per la Suiteside - si identifica con un progetto dove intensita' emotiva e cura per il dettaglio si abbracciano in episodi altamente evocativi, onirici e malinconici a dispetto dell'imponenza strumentale. I primi riferimenti dichiarati dal quintetto toscano sono Nick Cave e Calexico, e in effetti il brano di apertura "First Avenue" - composto assieme allo scrittore Dan Fante, che ne declama pure la intro - sembra proprio porsi a meta' strada fra tali punti di ispirazione; nel resto della scaletta, però, emergono espliciti rimandi a maestri come Divine Comedy o Tindersticks, tra languidezze/decadenze filo-mitteleuropee ben sottolineate dalle morbide trame di piano e violoncello, da qualche inserto di tromba e dalla voce tendente al (moderno) crooning di Gianluca Maria Sorace, che in un pezzo - "We Fall" - si fa da parte per lasciare gran parte della scena all'ospite Lara Martelli. Legittimo trovare il tutto un po' ridondante, impossibile tuttavia non riconoscerne la bontà e la bellezza KRONIC di Roberto Paviglianiti "Spend some time in your drugstore mind" Il progetto Hollowblue ruota intorno al pensiero fantasioso, alla scrittura brillante, alla preparazione tecnica e alla decisa timbrica vocale di Gianluca Maria Sorace. Ma il cantautore livornese non è per niente solo; ad accompagnarlo in questa specie di sogno, dalle fattezze sempre più tangibili e prossime ad una realtà ben precisa, è una band dal corpo italiano e dal pensiero internazionale. “Stars are Crashing (In My Backyard)” arriva a conferma delle ottime impressioni riscontrate nel precedente “What You Left Behind”; segna un passo in avanti notevole, e si rivela come un punto di maturità rara e considerevole. Il sound della band si basa su melodie autunnali dai colori a tinte forti, nette, sentite e prive d’ingannevoli sotterfugi. Sincerità compositiva che fa di “First Avenue” un open-track veloce e divertente ma che lascia subito spazio alla profondità di pensiero e al respiro ampissimo di brani come “Tiger”, “ Laughing in Tears” e “Hollowblue”. In questi episodi il gruppo si fa apprezzare meglio, forte delle sfumature aggiunte da Sarah Crespi (piano e violino) e della tromba vellutata di Andrea Inghisciano. Due elementi che si appoggiano sulla ritmica corposa degli Hollowblue (Federico Moi, batteria – Giancarlo Russo, basso) e che insieme alla chitarra, sì tagliente ma sapientemente controllata, di Marco Calderisi disegnano un intreccio melodico che denuncia - oltre a qualità e tecnica notevoli – una tendenza ad avvolgere il tutto con cura, senza lasciare nulla al caso, vagliando e poi occupando tutte le possibili aree espressive. Gli Hollowblue sono un insieme di piccole rotelline oleate a perfezione e minuziosamente tarate. Gianluca canta in inglese, azzecca gli arrangiamenti e si rivela l’ingranaggio focale dell’intera macchina. D’ascoltare di sera, più volte e senza fretta, lasciandosi trascinare dalle calme correnti. SENTIREASCOLTARE |
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